giovedì 20 ottobre 2011

Zagor Splendido cinquantenne
Corriere della Sera Milano, pag 13, 3 giugno 2011

Non posso proprio spacciarmi per amico di Sergio Bonelli. Non lo ero. Anzi, le prime volte che lo incontrai non mi fece una bella impressione. Evitavo le sue cene, per non confondermi con gli scrocconi che affollavano la sua mensa. L'ho evitato anche alla fine, involontariamente, quando dopo l'uscita di questo pezzo mi ha chiamato al cellulare. Ero in treno, in viaggio per Londra, su uno di quei vagoni che gli inglesi chiamano "quiet coach", dove non si parla, soprattutto a voce alta. "Io la volevo ringraziare": cominciavano spesso così le chiamate di Bonelli. Lui che ringrazia me. Figuriamoci. Dovetti mettere giù per non fare "chiasso". Mi morsi il labbro e pensai mille volte di richiamarlo, cercarlo, salutarlo. Non lo feci mai, e neppure quattro mesi dopo Bonelli se n'è andato, in un mattino di settembre carico di sole. Bonelli era contento per l'articolo, perché amava molto Zagor, la sua prima grande creatura. Tex gli faceva paura, per il confronto col giudizio del papà, che lo aveva creato, per la sensazione di fare "i compiti", chissà.


Di Bonelli aggiungo due aneddoti. Ho saputo che tutti gli anni aumentava del 4% circa i compensi di tutti i collaboratori, sceneggiatori e disegnatori. E che quando era stanco si sdraiava su una brandina in redazione. Ma fino all'ultimo ha letto lo stesso tutto quello che ha pubblicato. Letto, corretto, emendato. Un Sergio Bonelli nell'editoria italiana non ci sarà mai più.



0 commenti: