Tiziano Sclavi ha la fama di un orco introverso. Immeritata. E' riservato, sì, ma non imprendibile. E' altresì gentile e garbato, con uno spiccato senso dell'understatement, questo gigante canuto di 58 anni. Quando lo conobbi gli chiesi il numero di telefono, e lui cacciò via dalla fronte due goccioloni di sudore tipo Paperino sottosforzo, e con un lungo giro di parole rispose, rosso di vergogna, che preferiva darmi la sua mail.
Tiziano Sclavi ha inventato "Il Fumetto" degli anni '80 italiani, ovvero Dylan Dog. Serialità Bonelli con un po' di splatter - ma solo agli esordi - tante citazioni che sanno d'amore per il cinema e le arti in genere, e un sottofondo dolente e riflessivo. Una filosofia tutta sua, che sa di consapevole insufficienza, umanissima e particolare per un personaggio dei fumetti. Come insolita e particolare è stata la disponibilità di Sclavi, pronto a rispondere alle mie mail stile tamburo battente a qualsiasi ora del pomeriggio e della sera molto inoltrata. L'intervista pubblicata da Sette per i 25 anni di Dylan, "a tendina" con quella che Vittorio Zincone ha fatto a Sergio Bonelli, è mostruosamente peggiore dell'originale da me inviato in redazione. Ma resta, spero, godibile nonostante refusi e pasticci.

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