venerdì 22 aprile 2011

Gli "Affari di famiglia" di Will Eisner
Max.it, World, 15 aprile 2011




DI FRESCHISSIMA USCITA, IL LIBRO DEL CELEBRE FUMETTISTA È IL RITRATTO DI UNA FAMIGLIA AMERICANA ALLE PRESE CON UN PADRE NOVANTENNE E UN'EREDITÀ DA GESTIRE...

Se mentre ancora sei in vita ti intitolano una specie di Oscar per premiare i migliori del tuo settore; se hai scritto un libro su come fare fumetti che è il pezzo forte di qualsiasi scuola insegni “l'arte sequenziale”; se tutti – o quasi – sono concordi nel dire che nel 1978 hai inventato la graphic novel, il romanzo a fumetti senza pretese di serialità, senza costumi, maschere, macchiette, eroi e supereroi... Ecco, se hai meritato tutto questo vuol dire che sei stato un grande. E Will Eisner (1917-2005), oltre ad essere l'autore di quel The Spirit che molti avranno apprezzato tre anni fa nella versione filmica, è stato il poeta dei bassifondi newyorchesi (la Grande Mela gli dedica fino al 30 giugno una mostra con oltre cento originali), e l'osservatore asciutto, distaccato, mai e poi mai didascalico o compiaciuto di una grandiosa commedia umana, dove si mescolano candore, cinismo, crudeltà, grettezza e slanci appassionati.

Esempio per tutti questo Affari di famiglia (Fandango Libri) di freschissima uscita, una graphic del 1998 dove cinque fratelli sui 40 anni si ritrovano a festeggiare il novantesimo compleanno del padre, che un ictus ha ridotto in carrozzina. Il mite Leo propone di portare il vecchio babbo all'ospizio, il ciclonico – e alcolizzato - Al teme che questo possa “erodere” l'eredità... Si discute, ci si arrabbia, viene fuori la natura avida e calcolatrice della prezzemolina Selena, della borghesissima Molly, perfino di Greta, che quel padre lo tiene in casa, nonostante ciò che le ha fatto da ragazzina... 
Ma sarà Sammy, il problematico figlio di Al, a provvedere a suo nonno, in una maniera piuttosto singolare... Tutta da godere la prefazione all'edizione italiana scritta dallo stesso Eisner, dove l'autore ricorda la sua infanzia di figlio di immigrati ebrei a New York: «Le famiglie erano un'autentica istituzione, particolarmente forte negli ambienti ebrei o italiani, dove i nuclei famigliari erano come piccoli stati». Perché allora, come oggi, è importante “restare uniti”, e se qualcosa va storto che non si sappia in giro, perché alla fine sono “affari di famiglia”...

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