mercoledì 23 settembre 2009

CORRIERE.IT, home page 22 settembre
Il matrimonio Disney-Marvel messo in crisi dagli eredi di Kirby

«I Fantastici Quattro contro Topolino». Oppure: «L'Uomo Ragno vs il Re Leone». Niente paura: nessun film demenziale, nessuno spericolato crossover vi racconterà quella che invece è una storia reale. È notizia di circa un mese fa l'accordo con il quale Disney acquista Marvel: 4 miliardi di dollari per la «Casa delle idee», come la chiamano gli appassionati, l'azienda che ha sfornato supereroi del calibro di Spider Man e Hulk. Affare fatto fra le dirigenze, manca solo l'ok degli azionisti Marvel. Ma non sono loro a procurare guai. La pietra d'inciampo per la Disney è rappresentata al momento da una iniziativa legale degli eredi di Jack Kirby, al secolo Jacob Kurtzberg: il disegnatore, spentosi nel 1994, contribuì alla creazione di personaggi fra i più noti di ogni tempo. Ai già citati occorre aggiungere Thor, Iron Man, X-Men, Capitan America e molti altri ancora, come racconta la biografia appena edita in Italia per i tipi di BD (Kirby. King of Comics, di Mark Evanier).

LA GRANA - Ora, a quindici anni dalla morte di Kirby, i quattro figli fanno la voce grossa: reclamano per sé, a partire dal 2014, la propria quota nei diritti di sfruttamento dei personaggi, e perciò hanno fatto emanare 45 avvisi di appropriazione dei copyright verso Marvel, Disney, Paramount, Universal, Sony e Fox. Se la citazione in giudizio approdasse a successo gli eredi Kurtzberg parteciperebbero degli utili su ogni genere di sfruttamento dei personaggi, in primis la fetta più consistente: quella relativa agli adattamenti cinematografici. O addirittura potrebbero rivendere i loro diritti anche contro il parere della Marvel.

LA REPLICA - In un breve comunicato la Disney fa sapere di non essere affatto spaventata dall'azione degli eredi Kirby, avendola già messa in conto al momento dell'affare. No comment da parte di Sony, Universal, Paramount, Fox: rinegoziare i diritti potrebbe voler dire rimandare a data da destinarsi tutti quei progetti che scadono oltre il 2014. Attualmente Sony sfrutta Spider-Man, mentre Fox ha le mani su X-Men e Fantastici 4, e Paramount ha un accordo per distribuire i film che la Marvel realizza in proprio (come Iron Man 2, con Mickey Rourke e Scarlett Johansson, nelle sale nel 2010). La Universal ai supereroi Marvel ha dedicato un parco in Florida, mentre la Hasbro detiene diritti sulla produzione di alcuni giocattoli. Un rompicapo che per la Disney si fa ancora più complesso, dal momento che gli eredi di Kirby si affidano allo studio legale Toberoff & Associates, già reclutato, e con un certo successo, dagli eredi di Jerry Siegel, uno dei creatori di di Superman, in una causa simile contro la Warner. Probabilmente alla Disney basterà sborsare altro denaro; in ogni caso la vicenda ha scatenato i tifosi della continuity Marvel, che dopo l'affare con la Disney sono spaventati dall'ipotesi di una «normalizzazione» degli standard dei supereroi, per ciò che riguarda le scene di violenza e più ancora di sesso. Intanto la Cosa attende al varco Gambadilegno. E nel più classico dei "continua" i fan si chiedono: cosa succederà, adesso?

mercoledì 16 settembre 2009

La caduta e la beffa

Ai maliziosi è parsa una scelta mirata. Martedì sera Raitre ha trasmesso La caduta, il film sugli ultimi giorni di Hitler, al posto della puntata di Ballarò, rinviata a giovedì, come noto, per evitare la sovrapposizione con la diretta di Porta a porta, con Berlusconi ospite in studio nella giornata che lo ha visto consegnare le prime villette agli sfollati del terrremoto in Abruzzo. Polemiche su polemiche, e Franceschini che rifiuta di partecipare alle prossime puntate, mentre la Vigilanza Rai ha già convocato il dg Masi per chiedere spiegazioni. Intanto la rete orba del programma di Floris ha trasmesso la storia di un dittatore chiuso nel bunker di Berlino, arrabbiato, insofferente, nervoso, alle prese con una guerra impossibile da vincere. A molti è apparsa un'allusione, una malizia con venature critiche nei confronti di una scelta che favorisce gli ascolti della diretta tv col premier.

Fatto sta che
su YouTube e su Facebook sono decollati i contatti di un video online dal 6 settembre: La caduta di Berlusconi rivisita una scena del film nell'originale tedesco, con sottotitoli in italiano che ne trasformano il senso: Hitler appare come il responsabile della comunicazione del Pdl, mentre i suoi generali diventano strateghi del marketing, ma i loro consigli sul modo migliore per rispondere all'offensiva dell'informazione “nemica” vengono respinti con fastidio e disprezzo. Il Fuhrer, trovandosi alle strette, grida che intende chiamare Capezzone per controbattere agli articoli di Marco Travaglio, mentre fuori dalla porta un'ausiliaria piange disperata sulla spalla di una camerata, che la consola: "Non piangere, Capezzone non verrà qui veramente".

A postare il video, che in 9 giorni ha già totalizzato 140mila visualizzazioni, è stato un noto blogger milanese, Bucknasty, che commenta così la programmazione di RaiTre: "Che coincidenza. Quello di rifare La caduta coi sottotitoli è un gioco che va avanti da tempo. Il primo video era Hitler gets banned from Xbox Live (postato 2 anni fa da MOTURK49, NdR), ma ce ne sono stati molti altri. L'idea me l'ha fatta venire un articolo di giornale dove si parlava del “bunker” in cui si è chiuso Berlusconi". Forse a RaiTre hanno visto il video di Bucknasty? "E chi lo sa. Raitre mi ha commissionato un video per un programma in partenza a fine settembre, ma non credo in quella rete stiano tutti lì a guardare il mio canale su YouTube". E i maliziosi adesso hanno un'arma in più.

martedì 8 settembre 2009

CORRIERE.IT, home page 6 settembre
«Se siete senza biglietto non cercate di fuggire»: un aereo tutto da ridere

State sfogliando le istruzioni di bordo di una compagnia aerea. A un certo punto un disegno mostra un signore con il maglione seduto in aereo. Occhiali e barba, il capello crespo dà sul castano. Con una mano muove una maniglia in alto, soprà l'oblò; con l'altra, intrecciando le braccia, cerca di forzare un'apertura in basso. La lettura lascia perplessi, ma l'intepretazione è semplice, elementare: «Pur di non permettere a Steven Spielberg di girare Indiana Jones V, è lecito chiuderlo dentro l'aeromobile». Battuta e vignetta compaiono in Alitaglia. Corso per intepretare le istruzioni di bordo (Rizzoli, in libreria dal 9 settembre).

Michele Ampollini, 34 anni, già autore della sitcom Piloti (guarda caso), si è trovato, come molti passeggeri di aerei, perplesso e divertito davanti a quei disegnini, finché ha deciso di radunarli in questo volumetto, dove reinterpreta con ironia paradossale le istruzioni di bordo di 104 compagnie aeree di tutto il mondo, da Alitalia a Air Afrique alle meno note Yakutia e Vlogadnepr. «Tutto nasce dal successo di un video, “Corso per interpretare le istruzioni degli aerei”, realizzato un anno fa di ritorno dalle vacanze», spiega Ampollini. Su YouTube il filmato, elaborato su licenza del sito www.airtoons.com, conta oltre 450mila visualizzazioni (guarda). Un successo imprevedibile. «Il fatto è che volare vuol dire star sospesi su una macchina di ferro a 10mila metri di altezza: abbiamo tutti un gran bisogno di riderci su, per esorcizzare la paura di precipitare davvero». Nel filmato (adesso online in una nuova versione) una voce meccanica impartisce istruzioni deliranti come «Se volete uscire dalla cabina passeggeri, dovrete prima vedervela con il nerboruto Gino», a commento di un disegno dove un uomo colossale incrocia i pugni sul petto e spalanca gli occhi: più che un passeggero pronto a lanciarsi fuori sembra un nemico di James Bond.

«Le istruzioni hanno una carica comica congenita», dice l'autore. «E' vero che per salvare la pelle non bisogna farsi prendere dal panico. Ma appunto trattandosi di circostanze tragiche è ridicolo che nei disegni i passeggeri siano tutti sorridenti: quando escono dall'aereo sembrano turisti sullo scivolo a Gardaland». E così vediamo donne in tailleur che non si scompongono nelle situazioni più agghiaccianti, oppure procacissime in camicetta nell'atto di indossare la cintura. I bambini sono spesso ritratti come adulti in miniatura, e mentre l'hostess invita a lanciarsi nel vuoto fuori del portellone aperto il suo sorriso appare fra il beffardo e l'invitante. Nel dubbio meglio riderci sopra.

giovedì 3 settembre 2009

Spiegelman: «Shoah o Twin Towers, per me tutto diventa fumetto»
Corriere della Sera, Milano, pag 10, 2 settembre

Mr. Art Spiegelman, 61 anni, da New York, è un uomo tranquillo. Camicia e gilet, porta gli occhiali, fuma la pipa. Mentre parla si appassiona, sorride e ti squaderna sotto gli occhi le pagine dei suoi fumetti. Come fareb­be un artista in erba con gli amici, ti spie­ga cosa voleva dire. Ma Spiegelman è un premio Pulitzer, fondatore e direttore del­la prestigiosa rivista Raw e autore di mol­te copertine del New Yorker. Ed è così tranquillo forse perché ha deciso, molto tempo fa, che tutto può essere racconta­to e di tutto si può parlare. Dalla Sho­ah a YouPorn passando per Bush e le Twin Towers. Nulla sfugge a quegli occhiali, niente rimane tabù. In «Maus» ha disegnato l'Olocausto: ebrei come topini, teneri Mickey Mouse che ossessionano la men­te dei gatti nazisti. Un lavoro che potrebbe avere un seguito, nel progetto «Metamaus» con ap­punti, foto e materiali «esclusi» dall’ope­ra prima. La tranquillità di Spiegelman ha vacillato solo l'11 settembre 2001, quan­do è corso a cercare sua figlia in una scuo­la di Manhattan, sotto le torri che brucia­vano. Ma ha raccontato a fumetti pure quel giorno. Ora è a Milano dove domani inaugura la sua personale: «Art Spiegel­man. Da Raw Books a Toon Books».

Spiegelman, oggi la gente mastica vi­gnette nonostante internet e i nuovi me­dia. Come mai?
«I fumetti sono più vivi che mai, so­prattutto al tempo del web. Perché oggi, con le nuove tecnologie, graficamente possiamo fare i libri più belli mai fatti dal Medioevo. Inoltre un fumetto vive sulla carta, non può prescinderne: è legato all' effetto che fa scorrerlo e tenerlo in ma­no».

I computer hanno cambiato il suo la­voro?
«Per uno scrittore non cambia un gran­ché dal libro all’eBook, l'alfabeto è sem­pre quello. Invece il computer mi ha dato molte possibilità in più. Ma se disegno in digitale vengono meno gli schizzi prepa­ratori, e mostre come questa fra 10 anni saranno impossibili. Poi c'è un'altra co­sa».

Quale?
«Nel mio studio ho due tavoli: uno per internet, un altro per disegnare. Beh, co­mincia che cerco un'immagine su inter­net e finisce che passo la metà del tempo a navigare... La tecnologia mi ha reso dan­natamente distratto».

Lei ha raccontato di avere faticato a pubblicare negli Usa le sue tavole sull'11 settembre. A molti il suo lavoro appari­va troppo critico verso il governo ameri­cano.
«Direi che l'episodio psicotico per gli americani si è concluso. Ma può sempre ricapitare. All'epoca ricevevo critiche al veleno su moltissimi giornali e lettere anonime di insulti: il punto di vista della destra aveva rimpiazzato l'obiettività, le altre voci erano da condannare in quanto antipatriottiche. Mi ha salvato la 'bolla'».

Prego?
«Ero avvolto in una bolla di amici che si complimentavano con me, perché ave­vo trovato il modo per esprimere quello che pensavano. Solo accendendo la tv mi accorgevo che il mondo stava andando da un'altra parte. Ricordo una donna rus­sa, una clochard che a Manhattan grida­va che gli ebrei avevano tirato giù le Twin Towers: l'ho disegnata avvolta nel fuoco e circondata dai demoni di Hie­ronymus Bosch. Lì ho avuto la sensazio­ne che il mito avesse spazzato via la real­tà».

Il fumetto è spesso catalogato come letteratura di serie B. Cosa ha provato quando le hanno comunicato che aveva vinto il Pulitzer?
«Pensavo fosse uno scherzo. Non ave­vo inviato opere a partecipare, non ci pensavo. Mi hanno chiamato loro, mi di­cevano 'special Pulitzer, special Pulit­zer'. Credevo fosse una specialità olimpi­ca. Quando ho capito sono rimasto sba­lordito».

«Art Spiegelman. Da Raw Books a Toon Books». Da giovedì 3 settembre (vernice ore 18, presente l'artista) fino al 17 ottobre. Galleria Nuages, in via del Lauro 10. Alcune opere sono in vendita.