sabato 4 luglio 2009

CORRIERE.IT, home page 29 giugno
Comic-trailer, i fumetti si guardano sul computer

Il giallo, il poliziesco, il kolossal storico. Dramma e commedia, documentari e western. Per tutto questo c'era una volta il trailer cinematografico. Poi venne il booktrailer, il filmato che lancia l'uscita di un libro. Ora, complice la moda delle graphic novel (i romanzi a fumetti), arriva il comic-trailer, dove lo spot diventa disegno animato. Filmati brevi che condensano un racconto a strisce: zoom indietro, zoom avanti, rotazioni, musica di sottofondo. Era dai tempi di Supergulp!, il programma Rai anni '70 più volte rieditato in dvd, che non si vedevano le strisce sullo schermo: quelli erano "i fumetti in tv", questi sono fumetti da notebook, video da cliccare online.

ESEMPI - Oltralpe è da tempo che i montaggi a fumetti pubblicizzano "classici" come Spirou e Blake e Mortimer. In Italia il “prossimamente” a fumetti è cosa recente. Questa estate la Rizzoli Lizard ha lanciato i suoi primi trailer. Suono di piano, sax e spazzole, frasi che scorrono e si inseguono: somiglia ai primi istanti di uno 007 il video di Superspy, 37 dossier raccolti e disegnati da Matt Kindt a partire dalle storie di spie al soldo dei governi europei nella ll guerra mondiale. Montaggio frenetico, suoni di sitar e tamburi, invece, per il lancio di RG, fuori dal sistema: Frederik Peeters presta la matita alle storie di Pierre Dragon, un poliziotto dei Renseignement Géneraux, i servizi di sicurezza francesi, alle prese con trafficanti e terroristi in una Parigi fluttuante nel caldo di luglio.



TRA STORIA E PULP - Nel trailer di Metauro di Michele Petrucci, (Tunuè), la musica ipnotica di Steve Reich introduce il fantasma di Sileno, disertore dell'esercito cartaginese, che si aggira per la città di Fano a duemila anni dalla battaglia del fiume Metauro, lo scontro che scongiurò l'invasione di Roma. Atmosfere alla Tarantino, invece, in Gyakushu!, la trilogia dell'americano Dan Hipp: il terzo volume uscirà dopo l'estate, e il trailer, serratissimo, annuncia lo scontro finale fra il Ladro e i suoi persecutori. Katane e bocche squartate, vendetta e amore in un Medioevo immaginifico. L'editore è ReNoir, che pubblica anche Daisy Kutter, l'ultimo treno, un western annunciato nientemeno che dalla musica de Il buono, il brutto e il cattivo. Mentre Koma, degli svizzeri Wazem e Peeters, spalanca fin dal trailer un mondo sotterraneo fatto di mostri e bambini spazzacamino, a metà fra Hitchcock e Underground. Infine la padovana Beccogiallo, specializzata in cronaca storica, predilige booktrailer che intrecciano vecchi spezzoni televisivi e pagine a fumetti, come nel caso del long-seller Ilaria Alpi, il prezzo della verità, di Marco Rizzo e Francesco Ripoli.

DYLAN DOG - Ma il fumetto non è solo graphic: gli appassionati delle serie Bonelli si informano ben prima dell'uscita delle nuove storie, sicché l'editore, pur non commissionando trailer per i propri fumetti, approva alcuni "prossimamente" confezionati dagli autori. Massimo Carnevale, disegnatore, ha realizzato due video per Mater morbi, il Dylan Dog in uscita il prossimo autunno per i testi di Roberto Recchioni. Intanto a New Orleans sono in corso le riprese di Dead of night, la trasposizione hollywoodiana delle avventure del detective dell'incubo, interpretato da Brandon Routh. Prossimamente al cinema e in edicola, dunque. Ma per adesso Dylan Dog è sui nostri notebook.

domenica 28 giugno 2009

PERCHE' HO UCCISO PIERRE ALLA FNAC
Corriere della Sera, Milano, pag19, 26 giugno

Per il piccolo Olivier Pierre è un prete anticonformista, suona la chitarra, veste in jeans e camicia. E' un nuovo amico che viene a stabilire un equilibrio fra quei nonni bacchettoni che vanno sempre a messa e quei genitori libertini che fanno il bagno nudi e scambiano i partner con altre coppie. Ma Pierre è un uomo che fa una cosa orribile: Olivier ha 12 anni quando, una notte, Pierre lo costringe a toccare il suo corpo. Non sa, Pierre, che quella storia, 25 anni dopo, diventerà un fumetto, un modo per «uccidere» il male che Olivier si porta dentro, e che Alfred disegnerà. Perché ho ucciso Pierre (ed. Tunuè) in Francia ha venduto oltre 20mila copie, vincendo due premi al festival di Angoulême del 2007. Alfred, al secolo Lionel Papagalli, classe 1976, nonni italiani di Chiavari, è l'autore dei disegni per la storia del suo amico Olivier.

Alfred, come nasce questa storia?
«Eravamo amici da 5 anni, quando Olivier me l'ha raccontata. Gli ho proposto io di farne un fumetto, ma una sceneggiatura non c'è mai stata. Abbiamo fatto tutto di getto, in due mesi. Lui scriveva appunti, io disegnavo».
Nel libro la tecnica cambia piuttosto spesso: china, pennarello, fotoritocco, addirittura alla fine compaiono dei fermo immagine tratti dalle riprese che fa Olivier quando, durante un sopralluogo, inaspettatamente incontrate Pierre, che nel frattempo è diventato debole e anziano.

«Tutto il libro è così. Cambiano i colori, le tonalità. Ho disegnato con lo stomaco, fino a immedesimarmi: per raccontare quando Olivier si ubriaca mi sono ubriacato, quando Olivier è felice lo sono stato, quando è triste lo ero anch' io. E quando racconto la violenza cambio tratto, uso inchiostro nero e un pennello grezzo».
Lei ha vissuto a Grenoble, a Bordeaux, adesso Venezia.

«Una scelta che dipende dalle mie origini, ma anche dal fascino di Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese».
Lei viene da una famiglia di attori di teatro. Con Olivier Ka fate animazioni per presentare i vostri libri ai bambini.

«Sì, abbiamo fatto libri per l' infanzia, a volte li abbiamo recitati per un pubblico di 500 bambini».
E cosa vi chiedono i bambini che hanno letto Pierre?
«Vogliono sapere se è vero. È sempre la prima domanda. Dopodiché ascoltano. E capiscono. Loro lo sanno molto bene che queste cose succedono».

giovedì 18 giugno 2009

Consigli per innamorati lenti
Corriere della Sera, Milano, pag19, 17 giugno

È il guru della lentezza e dei «comandalenti». L’ultimo, «innamoriamoci al rallentatore». Bruno Contigiani, ex manager Telecom e Ibm, 63 anni, creatore della Giornata Mondiale della Lentezza ha scritto «Chi va piano. Piccole alchimie per grandi sentimenti» (Rizzoli).
Ma che significa, Contigiani, amarsi lentamente?
«Superare lo schema aperitivo-sesso-grande amore, per capire davvero se ci piace chi abbiamo di fronte. Bruciando le tappe si rischia di non sapere accettare, superata la passione, la quotidianità dell'altra persona».
Lei decanta il fascino di fare coppia, ma in case separate. Non è uno sfizio da benestanti?
«Risparmiare, lavorare, guadagnare: sono le scuse per riempire il tempo e rimandare le questioni vere. Si può vivere in periferia e guadagnare tempo e denaro rinunciando a happy hour, settimana bianca... Quanta fatica inutile!»
E allora che si fa?
«Si cammina, invece di fare jogging. Si va in bici, invece che in auto. A Milano le piste ciclabili sono poche e spezzettate, ma ci sono percorsi deliziosi. Si può pedalare da via Tabacchi fino in via Eustachi: via Sarfatti, Romano, Piacenza, poi Adige, piazzale Libia, via Cadore. Tutti viali alberati. D’estate è un toccasana».
E le passeggiate?
«Mettono pace, specie in compagnia. A Milano c'è quella "dei glicini", da viale Elvezia intorno al Sempione fino a Pagano. Splendida».
La sua passione è la Francigena.
«È il cammino che fece il vescovo Sigerico, da Roma a Canterbury. Oggi è un sentiero che per 125 chilometri si snoda nella provincia di Pavia. Ma il sogno è partire da Gerusalemme, anziché da Roma. A piedi fino in Inghilterra. Dura, ma possiamo farcela».

mercoledì 10 giugno 2009

OK STAGE
Io Donna, 30 maggio, pag65


“Questa è l’unica epoca in cui i figli stanno peggio dei padri”, sbotta Matteo, il protagonista di Generazione mille euro. Sullo schermo sono giovani, carini e precari. Ma quasi ogni precario è stato prima stagista. Per molti è un sinonimo: gli stage come schiavitù, dazio esistenziale versato al dio Mercato, per entrare nel mondo del lavoro. Ma ora qualcuno s'è impegnato per iscritto: ad assumere almeno il 30% degli stagisti, per un minimo di 12 mesi; a non trattenerli oltre sei mesi; a rimborsarli a dovere: almeno 500 euro per i laureati, 250 per i diplomati. Dieci imprese, finora - fra le altre Kellogg's, Ferrero, Nestlè - hanno firmato la Carta dei diritti dello stagista. L'idea è venuta a Eleonora Voltolina, veneziana, 30 anni, direttore della testata online La Repubblica degli Stagisti: dal 2007 segnala gli stage “buoni”, e bastona quelli “cattivi”. Adesso ha inventato il bollino “Ok stage”: una pagellina assegnata alle imprese che rispettano la Carta.

venerdì 22 maggio 2009

CORRIERE.IT, home page 22 maggio
Aosta, in mostra l'arte dei videogiochi

The Art of Games. Nuove frontiere fra gioco e bellezza, prima mostra internazionale della game art, l'arte dei videogiochi, debutta al Centro Saint-Bénin, ad Aosta: 13 artisti, oltre 100 opere d’arte tra quadri, schizzi, postazioni interattive, video, console, musica e proiezioni. L'esposizione, prodotta dall'Assessorato Istruzione e Cultura della Valle d'Aosta, viene inaugurata il 22 maggio alle 18, e resta aperta fino all’8 novembre 2009.

TAVOLETTA DIGITALE AL POSTO DELLA TAVOLOZZA - Videografica e fotoritocco, la tavoletta digitale al posto della tavolozza: l'artista multimediale media le esigenze delle case di produzione dei videogiochi con il proprio immaginario personale, per creare un'arte che sia «manovrabile», a portata di joystick. Nel percorso aostano sfilano incas, elefanti, samurai. E treni a vapore, donne-elfo e donne-angelo, comunque splendide, misteriose. Lo svedese John Wallin Liberto dipinge i paesaggi del pianeta Sera, per Gears of War: edifici ferrosi e tramonti impressionisti per lo sparatutto Microsoft dove il giocatore è un ex detenuto impegnato a salvare gli umani dall'Orda di locuste. Invece Paul Sullivan, dal Colorado, stupisce con tigri e pantere, per Tomb Rider Underworld. E poi Jim Murray da World Of Warcraft, giocabile soltanto online: un mondo che a visitarlo tutto occorrerebbero giorni.

OPERE ITALIANE - C'è anche un italiano, Alessandro Taini (Talexi), che ha contribuito a Heavenly Sword per Playstation 3. E poi Stephan Martiniere, Kekai Kotaki, Nicolas Oroc, Thierry Doizon (Barontieri), Jason Felix, Craig Mullins, Daniel Dociu, Jason Chan, Andrzej Tutaj. In mostra anche la sezione «Ispirazioni incrociate», un abbinamento tra le fotografie di alcuni beni culturali valdostani -realizzate da Stefano Venturini- e le opere, ad essi ispirate, degli artisti di game art.

giovedì 14 maggio 2009

PRATT IL MILANESE
Corriere della Sera, Milano pag14, 13 maggio

Le dune del deserto si stagliano in piazza Sant'Alessandro. Da montagne di sabbia emergono dancale belle e flessuose, ufficiali fasci­sti appassionati di lirica. Sembra un sogno felliniano, ma è la pura verità: a Milano, nel 1979, Hugo Pratt è intento a disegnare una delle sue storie africa­ne, nel seminterrato di un'agenzia di viaggi. Sopra al quarto piano, c'è la sua mansarda, davanti a quelle campa­ne che lo scocciano un po'. Pratt è ospite di Fausto Zanotti, modenese di ritorno dall'Argentina, dove si conob­bero vent'anni prima. «Hugo veniva a mangiare nel mio ristorante, a La Pam­pa — racconta Zanotti — e io volli mo­strargli i disegni di mia figlia, Patrizia, che poi divenne la sua collaboratrice». In quegli anni il creatore di Corto Mal­tese è all'inizio del suo successo italia­no. Nel 1983 nascerà Corto Maltese, la rivista. E venticinque anni dopo una storia sepolta, incompleta e sfortuna­ta, il Sandokan scritto per Pratt da Mi­no Milani, tornerà alla luce di nuovo a Milano (dove viene presentata domani), per merito dello sceneggiatore Alfredo Castelli. Un al­tro amico di Pratt, l'ennesima storia di tesori perduti, come quelle che piace­vano tanto a Hugo, scomparso nel 1995.

Gli scherzi, le imita­zioni e le mangiate, pantagrueliche. Le bevute in centro, di bar in bar, este­nuanti (per gli altri). Un rubacuori e un fantastico ballerino (nonostante la stazza). Gli amici di una vita racconta­no di Pratt a Milano, che è come dire il Pacifico in Duomo, la sabbia in uffi­cio, l'Africa all'aperitivo. Una contrad­dizione in termini. Eppure Pratt fre­quentava Milano, certo per lavoro, ma anche per i suoi amori. Per le sue ricer­che, frenetiche, alla libreria americana di Largo Cairoli, e poi in Porta Roma­na, o in via Dal Verme. Per il cinema, consumato per pomeriggi interi in cor­so Vittorio Emanuele: «Mi voleva sem­pre portare, ma io mi vergognavo, a quell'ora ero a lavorare! — ricorda l’editore Sergio Bonelli —. Con Hugo ci conoscemmo alla fine degli anni '40, venne a portarmi due storie sue all'Audace, in via Saffi. Quanti scherzi mi faceva. Un giorno venne da me in Buonarroti, mi portò una tavola totalmente pornografica: ado­rava farmi arrabbiare, me la ri­fece davanti agli occhi in mezz' ora».

Una maestria che sconfina nel mi­to. Racconta Aldo Di Gennaro, dise­gnatore e amico di Pratt: «Al Corriere dei Piccoli veniva a trovarci con la chi­tarra, il direttore Zucconi lo guardava stupefatto e taceva. Un giorno mi dis­se 'Guarda', e disegnò il volto di Sim­bad il marinaio, senza guardare, con la testa girata: fu pubblicato». Il Pratt milanese affiora anche dalle memorie anni ’80 delle redattrici di Linus. «Hu­go voleva far divertire tutti, e diventa­va amico di tutti» ricorda Tiziana Bac­co. «Entrava alla Rizzoli fingendo di li­tigare con Nino Vascon, un suo amico giornalista: uno faceva l'arabo, l'altro l'ebreo, una comica, tutti uscivano dal­le redazioni a guardarli», racconta Ni­coletta Pardi. E l’ex direttore, Fulvia Serra, non dimentica la nascita della rivista Corto Maltese. «Dissi a Hugo: 'Facciamolo'. 'Me par bèn', rispose lui in veneziano».

E da Milano salpò per un'altra avventura. «Le sue erano storie di guerra — dice Serra — ma dentro c'era la pace. Stava bene con tutti, Hugo, ma molto bene anche con se stesso. E che mangiate, assieme». Già, il cibo. I pranzi alla Pesa, in via Pasubio, o alla Scaletta, in stazione di Porta Genova. Al Drago, accanto al Par­co Lambro, o «da Toulà, in via Filo­drammatici. Hugo non era solo man­gione, sapeva scegliere il cibo», ricor­da Adriana Nodari, segretaria di reda­zione a Linus, che finì ritratta nell'Uo­mo dei Caraibi. La didascalia è precisa e affettuosa: «Era bionda e con delle pagliuzze d'oro negli occhi», scrive Pratt sopra la vignetta. Così gli amici milanesi diventavano i volti dei suoi personaggi. Come Stefania Rumor, oggi direttore di Linus, che in quegli anni '70 divenne Hipazia, una delle donne più affascinanti nella Favola di Venezia. Vita e sogni, verità e avventu­ra. Pratt li ha mescolati nella sua arte, e dentro c'è il sapore della sua Milano.

domenica 3 maggio 2009

WOW! Io Donna, copertina e pag28, 3 maggio


Il fumetto va. Prima era un genere di consumo, poi è stato il vizietto snob di alcuni intellettuali. Adesso è di moda la graphic novel. Nel servizio di copertina di IO DONNA prendiamo in esame i "must" in libreria: Alfred, Peeters, Gipi, Fenati, Ted Rall. Ma su tutti Jeremyville: 35 anni, l'australiano è il precursore, nel 1995, del Toy Design. A Milano è in corso la sua personale, alla galleria Area B. Lo stile è quello dei fumetti. E vignette ne fa, Jeremy, ma niente parole: "Ciascuno al mondo deve poter capire, non solo quelli che sanno l'inglese". Jeremy ha collaborato con MTV, Diesel e Converse. Ha esposto all'Andy Warhol Museum di New York e da Colette a Parigi.

Poi c'è Güneri Icoglu, da Istanbul, che è stato condannato a un anno di carcere nel 1988: in uno sketch ambientato nell'antica Grecia un suo personaggio diceva che i turchi sono “zontà”, una parola inesistente. Dal contesto si capiva che “zontà” vuol dire zoticone, prepotente. Questa semplice intuizione ha condotto i giudici a condannare Güneri per “offesa all’identità turca”. Dopo dieci anni di latitanza Icoglu si è fatto un mese in cella: "I fumettisti erano contro il potere una volta" dice "ora non più. La gente non vuole capire, pensano al guadagno, ragionano in modo basico". In Italia Güneri pubblica su Internazionale.