
Contano eccome i "pezzulli". Per il lettore sono indicazioni spesso preziose - e in gergo giornalistico si chiama proprio "freccia" la notiziola con un'immagine. Per il collaboratore sono la testimonianza che la redazione non si dimentica di te; per il giornale un modo per riempire la pagina in maniera non banale. Ecco allora l'incontro con un fumettista che legge le sue cose accompagnato da una band in sottofondo. "Curioso quel Gipi, ah ma è quello che fa i cartoni nella sigla dei programma della Bignardi!". Poi lo vai a sentire e scopri un mondo magico, selvaggio e familiare al tempo stesso, fatto di amici persi nell'infanzia, oppure ritrovati, alle prese con intrugli improbabili e droghe artigianali.

Ed ecco invece la vernice di una mostra. In zona Brera c'è una galleria, la Nuages, nascosta in fondo a un porticato. "Ah ma questo è Franco Matticchio, mi piacevano i suoi disegni su Linus!", esclama un visitatore. E scopre che quell'artista timido e gentile ha inventato tutto un mondo in punta di pennino, che va molto al di là delle illustrazioni per le riviste, fino al racconto di una fantasia, una bambina che fugge, corre, fra elefanti e aerei, sul ramo di un albero, saltando fra due palazzi, fino a un finale sorprendente.

Ma ecco che un'altra mostra celebra i 45
anni di Mafalda e la passione del suo creatore, Quino, per la musica, ascoltata all'Opéra, piuttosto che alla Scala di Milano, città dove l'argentino ha vissuto a lungo. Una mostra piccina, 35 pannelli, quella presso l'Associazione Amici del Loggione, Ma sufficiente per sapere che Mafalda si affeziona ai Beatles, sicché Manolito le domanda: «Com'è possibile che ti piacciano se non capisci cosa dicono?». E lei: «E allora? A mezza umanità piacciono i cani e nessuno sa cosa vuole dire "bau"!».
E poi c'è la spigolatura, l'aneddoto. L'assessore alla Cultura annuncia che

Milano dedicherà un parco al papà di Tex Willer, Gian Luigi Bonelli. "Non vedo l'ora di sentirmi un po' Tiger Jack", si sorprende a pensare il 45enne, "vado a nascondermi dietro la siepe del parco Bonelli, a giocare a nascondino con mio figlio". Perché in fondo i fumetti servono anche a questo: sono una delle tante "cornici stabili" della nostra vita, uno di quei mondi che nessuno ti può levare, perché stanno nella fantasia. E dove, ogni tanto, rifugiarsi e lasciarsi coccolare.