giovedì 20 ottobre 2011

Zagor Splendido cinquantenne
Corriere della Sera Milano, pag 13, 3 giugno 2011

Non posso proprio spacciarmi per amico di Sergio Bonelli. Non lo ero. Anzi, le prime volte che lo incontrai non mi fece una bella impressione. Evitavo le sue cene, per non confondermi con gli scrocconi che affollavano la sua mensa. L'ho evitato anche alla fine, involontariamente, quando dopo l'uscita di questo pezzo mi ha chiamato al cellulare. Ero in treno, in viaggio per Londra, su uno di quei vagoni che gli inglesi chiamano "quiet coach", dove non si parla, soprattutto a voce alta. "Io la volevo ringraziare": cominciavano spesso così le chiamate di Bonelli. Lui che ringrazia me. Figuriamoci. Dovetti mettere giù per non fare "chiasso". Mi morsi il labbro e pensai mille volte di richiamarlo, cercarlo, salutarlo. Non lo feci mai, e neppure quattro mesi dopo Bonelli se n'è andato, in un mattino di settembre carico di sole. Bonelli era contento per l'articolo, perché amava molto Zagor, la sua prima grande creatura. Tex gli faceva paura, per il confronto col giudizio del papà, che lo aveva creato, per la sensazione di fare "i compiti", chissà.
Di Bonelli aggiungo due aneddoti. Ho saputo che tutti gli anni aumentava del 4% circa i compensi di tutti i collaboratori, sceneggiatori e disegnatori. E che quando era stanco si sdraiava su una brandina in redazione. Ma fino all'ultimo ha letto lo stesso tutto quello che ha pubblicato. Letto, corretto, emendato. Un Sergio Bonelli nell'editoria italiana non ci sarà mai più.

venerdì 24 giugno 2011

«Caso Ruby, ci sarebbe un’altra minorenne. Emerge dall’ecografia»
Corriere.it, home page, 31 maggio 2011

«Alluvione in Kashmir. Milioni di capre ristrette». Spinoza è questo, prendere o lasciare. Il battutario più letto del web italiano è una raccolta di freddure fulminee e cattive, che non risparmiano i morti, le disgrazie, la religione e quanto di più caro avete e hanno loro stessi, gli «spinoziani» Stefano Andreoli e Alessandro Bonino. Sono loro a gestire il blog di satira spinoza.it, e ad aver curato Spinoza. Una risata vi disseppellirà (Aliberti editore), la seconda raccolta di battute intitolate al sito. «Ma per l'80% sono inedite», precisa Andreoli. «Al nostro forum ne arrivano circa mille al giorno, e di solito ogni settimana ne pubblichiamo appena 20-30, in un post a tema». Insomma la scrematura è stata fatta daccapo, scegliendo tra 2.500 battute sulle circa 300 mila proposte nell'ultimo anno dagli utenti del forum. Le migliori? «La mia preferita è questa: "Sempre meno italiani chiamano il proprio figlio Silvio. Ormai Muccino sta sul cazzo a tutti"», dice Andreoli, mentre Bonino cita proprio quella sul Kashmir. Ce n'è per tutti e per tutto. A partire dalla spedizione azzurra in Sudafrica: «Il Tg1: l'Italia è stata assolta dal Mondiale». Passando per la rivalità Fini-Berlusconi: «Ora Fini è in trincea. Finalmente ha un buon motivo per strisciare». Le polemiche sul ministero della Cultura: «Bondi: "Non si gioca con la mia dignità". Le parti piccole possono essere ingerite». Fino al bunga bunga: «Caso Ruby, ci sarebbe un’altra minorenne. È quanto emerge dall’ecografia».

Ma ad un anno dal primissimo Spinoza, un libro serissimo, e a sei anni da quando Bonino fondò il blog, com'è cambiato il paesaggio di questa satira «dal basso»? «I fatti ormai sono satirici per conto loro, e far satira diventa una competizione con la realtà, che spesso ti spiazza», risponde Andreoli. Ma come funziona la "macchina" di Spinoza? «Abbiamo circa 16 mila iscritti, e 1 milione di pagine al mese viste sul blog. Ma è Facebook il volano del sito, lì i fan della nostra pagina sono oltre 200 mila». Un caso tipico di diffusione «orizzontale», a colpi di «condividi». «Su Facebook la audience si moltiplica per due, fino a toccare i due milioni di fruitori», dice Bonino, che un anno dopo il primo libro «spinoziano» fa ancora l'assicuratore nel cuneese, mentre Stefano, dopo parecchi passaggi televisivi su La7, è passato dal marketing all'editoria, e si occupa a tempo pieno del blog. Resta da spiegare il sottotitolo: «Una risata vi disseppellirà». «L'impressione che abbiamo è che il Paese abbia bisogno di essere svegliato, quasi risuscitato dal torpore», dicono gli autori. «Ma in quest'ultima tornata elettorale c'è stato il grande ritorno dell'ironia», aggiunge Bonino, «con i "facts" su Pisapia e i finti cartelli elettorali del Pdl», che i due hanno pubblicato nella nuova sezione Colorz, l'appendice grafica di spinoza.it.
Qui spunta un «Pisapia fa le magherite con i petali pari», e l'invito – burlesco - a votare Moratti. «Chissà, forse quest'allegria della gente che fabbrica battute online è probabilmente un ritorno dell'entusiasmo per la politica», osserva Bonino. Del resto «lo scherzo colpisce ciò a cui tieni maggiormente», aggiunge Andreoli, «e scherzare è una cosa seria, si deve far bene». A volte non tutti afferrano. Come quando la satira parla dei defunti. «È morto Ezio Foppa Pedretti. Già allestita la cameretta ardente», è la battuta che ha scatenato un putiferio. «In questo caso ci è arrivata una minaccia di morte anonima», annota Andreoli. «Ma in realtà, oltre al fatto che il morto è il solo a non potersi offendere, quelle sono le battute più innocenti, che alla fine omaggiano vita e lavoro di una persona. Soprattutto noi non siamo mai gratuitamente offensivi».

L'incipit del libro è una frase di Mario Giordano: «"L'umorismo di un paracarro in una serata di nebbia". È un commento che ci dedicò rispondendo a un lettore sulla posta di Libero», dice Bonino, «Noi ne siamo orgogliosi, è una frase che ha una sua poetica, mi sa che a Giordano piace tuttora Spinoza, solo che non poteva dirlo». Di sicuro Spinoza piace a molti, anche se tanti ancora non hanno capito bene che cos'è. «Per noi e i nostri trenta collaboratori online selezionare le battute che ci arrivano è ancora un hobby, ma molti pensano che Spinoza sia un'organizzazione industriale: riceviamo curricula, proposte di lavoro. Ci scrivono tanti giornalisti, che chiedono di poter fare pratica presso la nostra redazione, che peraltro non esiste. Vuol dire che diamo un'idea di professionalità... O che il giornalismo attraversa una crisi micidiale. Ma adesso dobbiamo andare, siamo a un convegno sul Nulla, a Lido Adriano, vicino Ravenna». Hai capito. Da blogger a convegnisti, sola andata. «È che siamo gente serissima», dice Bonino parafrasando il sottotitolo del sito, «Un blog serissimo«. Poi c'è anche la scelta di scegliere come icona un filosofo importante, passato alla storia per le sue idee «troppo» moderne per l'Olanda dell'epoca (il Seicento), e perciò perseguitato. «I librai ci mettono nel reparto Filosofia, succede anche nelle grandi città», osserva Bonino. E intanto Baruch Spinoza in persona, nel fotomontaggio di copertina, fa già il segno di «vittoria».

La vera storia di Mimì è a fumetti
Sette, pag 23, 26 maggio 2011

Il fiocco sui capelli portati a coda di cavallo. La “goccia di ciclone”, quella schiacciata imprendibile che lasciava a terra tutte le avversarie che tentavano di intercettarla. L'allenatore con la barba nera e lunga, i campionati mondiali e quegli allenamenti sfiancanti. C'è tutto il mondo di Mimì Ayuhara in Attack! No. 1, il fumetto che la casa editrice J-Pop pubblica oggi per la prima volta in Italia (il primo di sette volumi è da maggio in fumetteria, da luglio anche in libreria). Sì, perché il cartone Mimì e le ragazze della pallavolo, trasmesso da noi sui canali privati a partire dal 1981, è ricavato dal manga dell'autrice Chikako Urano, che in Giappone apparve per la prima volta sul finire degli anni '60. Non solo: alla prima messa in onda di Mimì partiva dall'episodio n. 27, omettendo la parte più “adolescenziale”, quella in cui Mimì si trasferisce da Tokyo e inizia a frequentare l'istituto Fujimi. Il fumetto, invece, parte dall'inizio, e Ayuhara appare subito come una ragazza sveglia, che studia con profitto ma fa un po' come vuole lei: la sua prima “impresa” consiste nel farsi cacciare dal terribile professor “Tuono”, perché sta dormendo in classe. Il che le procura le simpatie di un gruppo di teppistelle: con loro formerà un'improbabile – sulle prime – squadra di pallavolo, con la quale sfiderà il team ufficiale della scuola. Attack No. 1, come ogni manga edito in versione originale, si legge sfogliandolo da destra a sinistra.

Il ballottaggio va online a fumetti
Corriere.it, 24 maggio 2011

Letizia Moratti si fa consigliare da Red Ronnie per ringiovanire il look. Con cresta, anfibi e piercing esce nella notte galvanizzata dal cambio d'immagine, ma torna a casa pestata di brutto. “BUUAAAAH! Ho beccato l'unica ronda della Lega ancora esistente!”, piange, rammaricando Red che aveva già preparato la t-shirt con la scritta “Vomita con Letizia”. Nel campo opposto la sinistra smentisce seccamente di voler chiamare Milano “Milhanhabad”. E no, Vendola ha pronto un altro nome, molto più sobrio e moderno: “Nuova Leningrado”... Sono cronache immaginarie, queste, paradossali e irriverenti, della campagna elettorale per il Comune di Milano. Cronache a fumetti, che accompagnano online le vicende del ballottaggio tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Tutto si svolge sui blog Sevincepisapia e Striscialamoratti. Ad animarli, con due strisce quotidiane per ciascuno dei due siti, sono oltre venti fumettisti di ogni parte d'Italia. Outsider e nomi di calibro radunati da Matteo Stefanelli, ricercatore presso l'Università Cattolica di Milano, e tra i più attivi animatori della scena fumettistica italiana, anche attraverso il blog Fumettologicamente.

Ecco la Moratti punkabbestia, nella striscia Ronnie e Tizia, realizzata da Massimo Giacon, 50 anni, firma celebre Frigidaire e XL, ispirata dai colpi di scena di questa campagna. «Pareva una signora così a modino la Moratti, e invece ci ha sorpreso con le sue esternazioni aggressive», dice Giacon, che è padovano ma insegna allo IED di Milano. Mentre tutta 'made in Milano' è la produzione di Diego Cajelli, 39 anni, già autore dell'hard boiled Milano criminale (edizioni BD), nonché cabarettista allo Zelig, che ha pensato una striscia per la matita di Daniele 'Kota' Di Nicuolo: “Gabrybat è in missione per conto di mamma: bisogna vincere il ballottaggio contro i leninisti, e tutto è lecito!”, dice lo sceneggiatore. Il curioso supereroe, chiaramente ispirato alle smanie fumettistiche del figlio della sindaco, si avventa quindi contro comunisti, ciclisti, scacchisti, camperisti... tutti gli “isti”, in una sorta di sindrome polpottiana incruenta e divertentissima, con un solo scopo: eliminare “uno a uno quelli che votano Pisapia”. E il fanese Luca 'Pierz' Piersantelli, dal canto suo, si rifà al tormentone “Se vince Pisapia”: battute postate su Twitter, per sorridere degli scenari drammatici evocati a destra nel caso di una vittoria dell'avvocato. “È una risposta all'uso massiccio dei media che ha fatto Berlusconi”, dice l'autore.
A questo punto è evidente che la 'posse' del professor Stefanelli fa il tifo per l'avvocato. “Il fatto è che Pisapia ci vede, e Dio no”, dissacra Pierz, cavalcando un altro filone che spopola online, quello dei “Pisapia facts”, dove al candidato della sinistra si attribuiscono capacità pazzesche. “Non ci nascondiamo, i blog vogliono accompagnare una possibilità: se vince Pisapia, la Moratti striscia... fuori dal Comune”, dice Stefanelli, che vede una campagna elettorale già di per sé molto 'fumettosa': “Abbiamo la Moratti che spande veleni come uno stizzito Rockerduck di fronte all’avversario, e Pisapia che come un Gastone riceve dal destino un furto d’auto da sventare, rovesciando teatralmente l'accusa che gli è stata rivolta”. Ma poi sarà vero, come si dice, che il mondo del fumetto “pende a sinistra”? “Nel fumetto in realtà c'è di tutto, e c'è voglia di partecipare: questa pattuglia di under 40 trova naturale farlo con il proprio mestiere”, risponde il ricercatore. “Certo, tanta creatività milanese – e non solo, perché Milano è il riferimento nazionale per i comics - guarda 'oltre' Berlusconi: è lui che appartiene al passato, non certo il fumetto, che spesso è spacciato come una reminiscenza dell'infanzia”. E ha poco del “fumettino” il contributo del riminese Giacomo Nanni, già autore di Cronachette (Coconino), che nella sua tavola cita la contestazione subita dalla Moratti al presidio della Ledha contro il taglio dei fondi per i disabili. “La mia vuol essere una cronaca in diretta, una 'fotografia soggettiva'”, dice l'autore, che con la tavoletta grafica crea colori warholiani, e un Pirellone bianchissimo contro il cielo azzurro.

E se la veneziana Laura Scarpa, fondatrice della rivista Animals, immagina una Milano governata da un sindaco zingaro, e il trio milanese dei Persichetti Bros, nelle strisce dei Singloids, sfotte Pisapia, vedendolo fautore di “Milanhabad” - ecco che il 37enne Roberto Recchioni, già sceneggiatore di John Doe e Dylan Dog, mette in disegni “il punto di vista di un romano sulle elezioni di Milano”. Che è quello di chi si chiede “Ma che gliene frega ai romani se vince Pisapia?”. E il suo personaggio risponde: “Fosse la Magica...”. Ironia beffarda che s'accoppia a uno sguardo amaro: “Una lunga, infinita, cialtronata”, è il commento di Recchioni sul ballottaggio milanese. “Se dovessimo rifarci a un fumetto, direi che siamo dalle parti delle Sturmtruppen di Bonvi. Fanno ridere, ma sono tremendamente tragiche”. È il caso di dirlo: le nuvolette hanno alzato la voce. 

Striscia i candidati: Moratti e Pisapia finiscono in fumetto
Corriere della Sera Milano, pag 13, 23 maggio 2011

Una campagna elettorale a colpi di strisce da leggere su Internet. L'idea è di Matteo Stefanelli, ricercatore presso l'Università Cattolica di Milano, che ha coinvolto oltre 30 autori di fumetti. Due blog, striscialamoratti.wordpress.com e sevincepisapia.wordpress.com, racconteranno l'ultima settimana dello scontro Moratti-Pisapia. Si parte alle 8 di oggi, con una Letizia Moratti in versione punkabbestia, autore Massimo Giacon: «La sindaco si fa consigliare da Red Ronnie per il look. Ma con cresta e piercing le prenderà da una ronda padana...». Il marchigiano Pierz si rifà al tormentone «Se vince Pisapia»: battute postate su Twitter, per sorridere degli scenari evocati a destra nel caso di una vittoria dell'avvocato. «Una risposta all'uso massiccio dei media che ha fatto Berlusconi», dice l'autore. Il trio milanese dei Persichetti Bros sfotte anche Pisapia, immaginandolo fondatore di «Milanhabad». E il milanese Diego Cajelli inventa Gabrybat per la matita di Kota: «Supereroe in missione per conto di mamma. Ce l'ha con scacchisti, camperisti, comunisti. Basta finiscano in "isti"».

Un po' di Pratt per la sete di avventura
Max.it, home page, 6 maggio 2011

IN MOSTRA ALLA PINACOTECA DI PARIGI GLI ACQUERELLI DEL CREATORE DI CORTO MALTESE: ISOLE, OCEANI, INDIANI, DESERTI. PER VIAGGIARE, CON LA FANTASIA
Dicono che lui li chiamasse i suoi “tocchi di acqua sporca”. Con una modestia che era stile, distacco, severità. E oggi, a sedici anni dalla morte, avvenuta nel 1995 a Losanna, Hugo Pratt e i suoi acquerelli sono protagonisti, fino al 21 agosto 2011, alla Pinachothèque di Parigi, con la mostra Le voyage imaginaire d'Hugo Pratt.
Mentre la Rizzoli Lizard edita il catalogo dell'esposizione, dal titolo Il viaggio immaginario di Hugo Pratt (106 pp, 22 euro), dove i vari capitoli riprendono la scansione del percorso parigino: Isole e oceani, Indiani, Militari, Donne, Deserto e Città. Agli acquerelli Pratt si dedica nel pieno della sua maturità fumettistica, a trent'anni fatti, quando già in Argentina era un nome affermato, per aver disegnato le storie scritte dal futuro desaparecìdo Hector Ohestereld su tutte le saghe di Ernie Pike e Sgt. Kirk.
Ma nel 1959-60 il creatore di Corto Maltese torna studente, e per imparare il disegno ad acquerello si iscrive per un anno alla Royal Academy of Watercolour, a Londra. Lo fa quando l'infatuazione per questa tecnica era tramontata un po' in tutto il mondo (ma in fondo Pratt adorava essere fuori moda). E lo fa perché - spiega Thierry Thomas nell'introduzione al volume italiano - riconosce dentro si sé «una parte fragile e profonda di cui ha un'intuizione, un presagio».
E così il Maestro di Malamocco, l'uomo delle chine, delle righe, dei segni neri spessi e densi come bitume, si rivela liquido, aperto, “femminile”. Eccolo farsi etereo, innocente, quasi adolescente, quando tratteggia alcune donne di colore nelle pose più sconce - reminiscenze forse, queste, della sua infanzia nel Corno d'Africa, al seguito del fascistissimo papà-colono (Dossier Djibouti, 1985). E felice, briosa, è la pennellata di Pratt nel 1984, quando ritrae Louise Brooks, la diva americana del cinema muto degli anni '30 che Hugo aveva conosciuto l'anno prima in un viaggio negli Stati Uniti, e che gli aveva ispirato il personaggio di Louise Brookszowyc, coprotagonista, accanto a Corto Maltese, in Tango y todo a media luz (ma già Crepax aveva “rubato” quel caschetto per regalarlo alla sua Valentina, nel 1965...).
Diventa adrenalinico, sintentico eppure espressivo, l'acquerello prattiano, nelle opere di Il mare d'oro (1991). Segni di matita tracciati senza mollare il foglio, tesi come fili di ferro, a plasmare donne giunoniche ed eleganti insieme, e indigeni che le scrutano seduti sulla banchina di un porto suggerito dal profilo degli alberi di qualche imbarcazione, e da una scarnissima bitta per l'ormeggio: tre pennellate che paiono una sola, tanto sono sciolte, fuse insieme.
Si resta stupefatti davanti alle prove di Occidente (1984), che Pratt descrisse come “un albo per vecchie signore inglesi”. L'acqua “sporca” del veneziano, in mostra, diventa ancora un pantalone e il seno di una dancala, il volto di Corto, un campo di grano, il panno di un biliardo. Il vestito di una gitana, un veliero riflesso nell'acqua, l'ala di un gabbiano e la sagoma di una palma trasfigurata, che si fa ocra di sabbia e di malinconia, mentre il marinaio maltese calpesta la spiaggia e guarda in terra, rapito dai ricordi, o dai rimpianti.
La bocca del visitatore, poi, si spalanca in un sospiro muto, quando gli occhi incontrano le figure dei Roger Rangers, in Wheeling - Il sentiero delle amicizie perdute (1995): chiazze verdi, come impronte di muschio, formano la figura di uomini armati, in fuga, oppure intenti a inseguire, a sparare, a gridare. Contiamo cento pennellate in tutto, per quindici personaggi. Ed ecco, Pratt ce l'ha fatta ancora. Ha trasmesso la febbre alla nostra fantasia, senza il peso della descrizione. Anzi, per l'esattezza ha descritto un sentimento: la nostra sete di avventura.

Le voyage imaginaire d'Hugo Pratt
PINACOTHÈQUE DE PARIS, 28, place de la Madeleine, Paris,
fino al 21 agosto
aperto tutti i giorni dalle 10,30 alle 19,30 (la biglietteria chiude alle 18,45). Ingresso: 10 euro. Info : 0033 (0)1 42 68 02 01.
Il viaggio immaginario di Hugo Pratt
Rizzoli Lizard, pp. 106, 22 euro



Ascolta: Toujours un peu plus loin, di Jean-Yves Alaouet, canzone dedicata a Pratt.

Quando la musica sposa il fumetto
Corriere.it, home page, 30 aprile 2011


Lui, disteso al sole, legge Moravia, ma il libro affonda nella sabbia accanto alle sue gambe. La mano regge un drink, mentre gli occhi corrono sulle curve di una donna in topless. Lei, la pelle nera e l'andatura disinvolta, cammina e ricambia lo sguardo, con una smorfia decisa, quasi imbronciata. Sopra e tutto intorno c'è un cielo impossibile, rosso e giallo, forse dei mari del sud, e ci sono un cactus e una pantera, che ruggisce a fauci spalancate. È già una storia, quasi un brano in più, l'illustrazione che Andrea Pazienza realizzò nel 1983 per la copertina de Il grande sogno, di Roberto Vecchioni. Ed è, questa, una delle chicche della mostra «Comic on cover», che raduna oltre duecento copertine di dischi realizzate dai maestri del fumetto italiano e mondiale. L'esposizione è un po' la perla della XIII edizione del Comicon, il Salone Internazionale del Fumetto di Napoli, quest'anno dedicato al binomio fumetti-musica. Si chiude domenica 1 maggio, al termine di una tre giorni da record: alla fine i visitatori saranno più dei 30 mila dello scorso anno, in quest'edizione che vede Cinquemila chilometri al secondo, di Manuele Fior (Coconino Press), aggiudicarsi il Premio Micheluzzi quale miglior fumetto, bissando il successo di gennaio al festival francese di Angoulême (un po' l'Oscar del fumetto europeo).                               
PERCHÉ LA MUSICA - Ma il tema della kermesse campana, Fumetto & Musica, merita una spiegazione. «Intanto il fumetto - racconta il direttore del Comicon, Claudio Curcio - ha condizionato le altre arti. E poi il fumettista, come i cantanti, racconta storie, e le storie a fumetti hanno un po' tutte la loro ideale colonna sonora...». Charles Schulz la musica la fece entrare come un personaggio, nelle strip dei suoi Peanuts, dove il piccolo Schroeder suona Beethoven, e gli spartiti delle sinfonie irrompono nella vignetta, a togliere la parola alla corteggiatrice forse più ignorata di ogni tempo, la dispettosissima Lucy. Scene che non possono mancare nella mostra La nona. Sinfonie nell'arte fumettistica, sempre a Castel Sant'Elmo, dedicata alle contaminazioni fumetti-musica. Si va dal tormentone di Serge Gainsbourg, la canzone Comic Strip, dove nel 1968 un'ammiccante Brigitte Bardot cantava ZIP! SHEBAM! POW! BLOP! WIZZ!, alle tavole del primo fumetto moderno, Yellow Kid, che prende il nome da una strofa di una commedia americana di fine Ottocento, Reilly and the 400. Intanto in libreria sono un piccolo caso le vite a fumetti dei grandi della musica: Bob Marley, Jimi Hendrix, Rino Gaetano, Fabrizio De Andrè... Fino al recentissimo Jim Morrison, di Frédéric Bertocchini e Jef (edizioni BD).

OLTRE LA MUSICA - Spaziando oltre il tema musicale, una mostra è dedicata alla Biblioteca di Guido Crepax, il maestro milanese che negli anni 70-80 mise in fumetti Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde di Stevenson, e si cimentò coi testi di Edgar Allan Poe, Henry James e Casanova. Ancora a Castel Sant'Elmo c'è la mostra di Colors, con gli originali del numero 80 della storica rivista di Fabrica, l'officina creativa della Benetton, tutto a fumetti, dedicato ai «super-eroi viventi» della nostra contemporaneità. Da Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, del quale si racconta la tragica infanzia. A Kru Nam, una donna che in Thailandia ha salvato 126 ragazzini dalla prostituzione infantile. A Aki Ra, un ex soldato bambino dei Khmer rossi, che a vent'anni ha deciso di darsi una missione: disattivare quante più mine possibili – ed ha già tagliato quota 50mila - per salvare le vite soprattutto dei piccoli.

IL VECCHIO E IL NUOVO - Sui banchi degli espositori spiccano le novità editoriali: dal Don Camillo a fumetti (Renoir Comics), dove in ordine cronologico autori vari mettono in vignette i racconti di Giovannino Guareschi, al nostalgico L'inverno del disegnatore (Tunuè), dove il maestro spagnolo Paco Roca racconta la fondazione di una rivista indipendente di fumetti nella Spagna franchista. Ma in mostra stupisce, a testimonianza del legame vignette-musica, il numero di copertine di LP a fumetti: Tanino Liberatore, l'autore del robottone Ranxerox, nel 1983 ritrasse Frank Zappa nella cover del suo A man from Utopia. E il lisergico Robert Crumb disegnò la cover di Cheap Thrill, di Janis Joplin e Big Brother & The holding company. Hugo Pratt, tra le altre che fece, disegnò immaginifiche cover di dischi per Sergio Endrigo (Mari del Sud, nel 1982, dove co-firmò la traccia numero 7, Pandora), e per Paolo Conte (Parole d'amore scritte a macchina, 1990). In mostra sfilano ancora Milo Manara, Bonvi, Pablo Echaurren, Giorgio Forattini, Benito Jacovitti, Charles Burns, Moebius... E proprio all'ingresso di «Comic on cover» ecco la copertina di Canti d'Italia, che Guido Crepax, il creatore di Valentina, eseguì nel 1955 per questa selezione di canti risorgimentali: una damigella con una gonna a fiori è attorniata da soldati dell'esercito regio, e da garibaldini e partigiani che la salutano festosi e cantanti. Un albero spoglio, il pavè in terra, e dietro una casa coi lucernari, rossa verde e turchese, completano questo piccolo gioiello. «È il pezzo più vecchio della mostra», racconta il curatore, Carmine D'Onofrio, anche se a colpire di più i visitatori sono proprio le cover disegnate da Pazienza. Il marchigiano, prima di creare Zanardi, il suo personaggio più cattivo e celebre, fu partner fisso di Roberto Vecchioni per le cover di cinque dischi tra il 1979 e il 1986, grazie all'intercedere dell'allora produttore del cantante, Michelangelo Romano. Oltre a Il grande sogno Napoli mette in mostra le cover di Robinson (1979) e Hollywood Hollywood (1982). Ma anche quella di Montecristo (1980), dove nel lato A del 45 giri un giovane Vecchioni si affaccia dai torrioni di una fortezza completamente nudo – il disegno in un primo momento fu vittima di censura. E poi c'è la cover di Ippopotami (1986), dove si affaccia un ippopotamo dalla faccia furba, a simboleggiare l'animale che per Vecchioni meglio incarna la privilegiatissima classe politica italiana. Perché, come canta il Professore, «solo un altro ippopotamo può dire a un ippopotamo: "Sei brutto!"». E Pazienza, forse, l'avrebbe detto anche lui. Anzi, l'ha disegnato.

TIZIANO SCLAVI: IL MIO DYLAN DOG HA 25 ANNI
Sette, cover e pag 70, 28 aprile 2011


Tiziano Sclavi ha la fama di un orco introverso. Immeritata. E' riservato, sì, ma non imprendibile. E' altresì gentile e garbato, con uno spiccato senso dell'understatement, questo gigante canuto di 58 anni. Quando lo conobbi gli chiesi il numero di telefono, e lui cacciò via dalla fronte due goccioloni di sudore tipo Paperino sottosforzo, e con un lungo giro di parole rispose, rosso di vergogna, che preferiva darmi la sua mail. 

Tiziano Sclavi ha inventato "Il Fumetto" degli anni '80 italiani, ovvero Dylan Dog. Serialità Bonelli con un po' di splatter - ma solo agli esordi - tante citazioni che sanno d'amore per il cinema e le arti in genere, e un sottofondo dolente e riflessivo. Una filosofia tutta sua, che sa di consapevole insufficienza, umanissima e particolare per un personaggio dei fumetti. Come insolita e particolare è stata la disponibilità di Sclavi, pronto a rispondere alle mie mail stile tamburo battente a qualsiasi ora del pomeriggio e della sera molto inoltrata. L'intervista pubblicata da Sette per i 25 anni di Dylan, "a tendina" con quella che Vittorio Zincone ha fatto a Sergio Bonelli, è mostruosamente peggiore dell'originale da me inviato in redazione. Ma resta, spero, godibile nonostante refusi e pasticci. 

venerdì 22 aprile 2011

Carnera e il suo levriero a fumetti
Corriere della Sera Milano, pag19, 15 aprile 2011

Un Primo Carnera fumettista è la sorpresa della mostra Cani di carta. I cani nei fumetti, che inaugura oggi alle 15.30 all'Acquario Civico (viale Gadio 2, fino al 29/4, ingresso gratuito da martedì a domenica, orari 9-13 e 14-17.30). Il pugile italiano, campione dei massimi tra il 1933 e il 1943, firmò di suo pugno una serie di strisce pubblicate sulle pagine del «New York Journal», con tratto elegante e ironico: «Primo Carnera Nightmares», era il titolo della serie, che raccontava immaginarie e buffe disavventure del «gigante italiano». Probabilmente Carnera fu aiutato da un caricaturista francese, tale Gerard Louis Bearings, che lo seguì nell'avventura americana. Di sicuro a fare compagnia al gigante friulano c'era un simpatico levriero italiano. E in mostra ci sono anche il cane di Asterix, Ideafix, e quello di Batman, Asso. C'è il bassotto che accompagna il Signor Bonaventura fin dalla prima tavola disegnata da Sergio Tofano, nel 1917. 
E c'è Snoopy, il cane-filosofo di Charlie Brown, che Charles Martin Schulz tiene a battesimo nel 1950. «Ma lui si arrabbierebbe a sentirlo definire un semplice cane», dice Luigi Bona, direttore di Wow Spazio Fumetto, il museo del fumetto di viale Campania 12, che collabora all'allestimento. «Tra l'altro», prosegue Bona, «è curioso notare come tanti cani non siano più tali per i lettori: chi si accorge più che Pippo e Pluto son due cani che portano a spasso l'uno l'altro?». Altro cane pensante è la Pimpa di Altan, nell'esposizione organizzata da MyUrbanDog (www.myurbandog.it) e curata da Riccardo Mazzoni. «Il mio cane a fumetti preferito?», dice lui, «è Gino, pubblicato sul Corriere dei Piccoli negli anni 90: gli autori Mauro Cervia e Fabio Borganti furono capaci, con delicatezza, di spiegare ai bambini come nasce un cucciolo».  

Gli "Affari di famiglia" di Will Eisner
Max.it, World, 15 aprile 2011




DI FRESCHISSIMA USCITA, IL LIBRO DEL CELEBRE FUMETTISTA È IL RITRATTO DI UNA FAMIGLIA AMERICANA ALLE PRESE CON UN PADRE NOVANTENNE E UN'EREDITÀ DA GESTIRE...

Se mentre ancora sei in vita ti intitolano una specie di Oscar per premiare i migliori del tuo settore; se hai scritto un libro su come fare fumetti che è il pezzo forte di qualsiasi scuola insegni “l'arte sequenziale”; se tutti – o quasi – sono concordi nel dire che nel 1978 hai inventato la graphic novel, il romanzo a fumetti senza pretese di serialità, senza costumi, maschere, macchiette, eroi e supereroi... Ecco, se hai meritato tutto questo vuol dire che sei stato un grande. E Will Eisner (1917-2005), oltre ad essere l'autore di quel The Spirit che molti avranno apprezzato tre anni fa nella versione filmica, è stato il poeta dei bassifondi newyorchesi (la Grande Mela gli dedica fino al 30 giugno una mostra con oltre cento originali), e l'osservatore asciutto, distaccato, mai e poi mai didascalico o compiaciuto di una grandiosa commedia umana, dove si mescolano candore, cinismo, crudeltà, grettezza e slanci appassionati.

Esempio per tutti questo Affari di famiglia (Fandango Libri) di freschissima uscita, una graphic del 1998 dove cinque fratelli sui 40 anni si ritrovano a festeggiare il novantesimo compleanno del padre, che un ictus ha ridotto in carrozzina. Il mite Leo propone di portare il vecchio babbo all'ospizio, il ciclonico – e alcolizzato - Al teme che questo possa “erodere” l'eredità... Si discute, ci si arrabbia, viene fuori la natura avida e calcolatrice della prezzemolina Selena, della borghesissima Molly, perfino di Greta, che quel padre lo tiene in casa, nonostante ciò che le ha fatto da ragazzina... 
Ma sarà Sammy, il problematico figlio di Al, a provvedere a suo nonno, in una maniera piuttosto singolare... Tutta da godere la prefazione all'edizione italiana scritta dallo stesso Eisner, dove l'autore ricorda la sua infanzia di figlio di immigrati ebrei a New York: «Le famiglie erano un'autentica istituzione, particolarmente forte negli ambienti ebrei o italiani, dove i nuclei famigliari erano come piccoli stati». Perché allora, come oggi, è importante “restare uniti”, e se qualcosa va storto che non si sappia in giro, perché alla fine sono “affari di famiglia”...

sabato 9 aprile 2011

Diabolik e Paperino dividono casa con Geppo e Alan Ford
Corriere della Sera Milano, pag 15, 2 aprile 2011

Questo pezzo l'ho preparato tra il McDonald di Porta Venezia, casa mia e la sede dello Wow... Tra un mercoledì pomeriggio e un venerdì all'alba .. La sera del venerdì ho dormito al tavolo, alla pizzeria Maitò di via Sidoli, a un passo da piazzale Susa .. Testimoni Barzi, Piccardo e Laca Pasol .. E la padrona del locale, che mentre porta il conto strabuzza gli occhi sentendomi russare .. E anche questo è (farsi il c**o per il) giornalismo ..
Fuori è liberty, dentro è chic. Terrazza e caffetteria sanno di party e calici da sorseggiare guardando il parco e la pista da skate: 11mila metri quadri dove il prato si gonfia in una gobba sinuosa, che s'impenna a formare la testa in pietra del biscione meneghino. Un bestione (è alto 6 metri) con il design di un cartoon: il degno saluto, all'ingresso della ex Motta, tra Piola e XXII Marzo, per chi oggi, primo giorno di apertura al pubblico, varca i cancelli di Wow, lo «spazio fumetto» inaugurato ieri per stampa e autorità. Viene da dirlo, «wow!», entrando nel salone in parquet, cuore dell'edificio di 1000 metri quadri. E subito ecco un Diabolik in ferro, e un combattivo Uomo Tigre in resina, e accanto Rocky Joe che si mette in guardia. La biblioteca, rifornita dal mezzo milione di pezzi della Fondazione Fossati. «Ma avremo anche le raccolte consultabili dei fumetti in edicola», dice il presidente Luigi F. Bona, che questa casa del fumetto l'ha voluta con il Comune di Milano, per l'impulso di Massimiliano Finazzer Flory. «Il fumetto non è più un'arte ancillare», dice l'assessore alla Cultura, «e lo Wow è un simbolo di riconversione dall'economia alla cultura: in quello che è stato anche il deposito dei mezzi Atm oggi trovate i mezzi dell'affettività e della creatività». 
Strumenti arricchiti dalle scorte del defunto Museo dell'Illustrazione di Ferrara, che porta in dote migliaia di pezzi di Echaurren, Luzzati e Altan, tra gli altri. Ma ecco il laboratorio, con la lavagna interattiva, dove gli autori disegneranno con la matita elettronica per i corsi di fumetto. In biblioteca ci sono 6 pc - ma si potrà presto navigare wireless in tutta l'area. Al primo piano troviamo la terrazza e lo spazio espositivo. Fino all'8 maggio l'ingresso sarà gratuito, per assistere a Editori coraggiosi, la mostra dedicata agli editori milanesi di 100 anni di fumetto italiano. Tanti, allo Wow, gli eventi targati Disney: oggi i primi 200 visitatori otterranno un posto per l'anteprima del nuovo Winnie The Pooh, domenica alle 12 all'Anteo. E domani dalle 15.30 sarà proiettata in anteprima Fish Hooks, il nuovo cartone di Disney Channel, dove Milo e Bea sono due pesciolini adolescenti che ne combinano "di ogni", alla maniera dei Simpson... 
A Milano tutto ha avuto inizio, per il fumetto italiano. Lo si nota in mostra, dove tra gli 80 pannelli compare l'originale del primo Corriere dei Piccoli, 27 dicembre 1908. Al tempo le ottave rimpiazzavano le "diseducative" nuvolette. Che però con gli anni conquistarono tutti, con la gentilezza di quest'arte lenta e istantanea allo stesso tempo. Ed ecco gli anni '30, con L'Intrepido e Il Monello. Le edizioni Audace di Gian Luigi Bonelli, la Dardo di Capitan Miki, Il Giorno dei ragazzi e Jacovitti. E Alan Ford, Linus, Corto Maltese. La Valentina di Crepax e Gesebel, che Max Bunker affidava alle chine sulfuree di Magnus. Nascono a Milano Geppo, Provolino, Tiramolla. E gli albi Bonelli, ovviamente. A Milano fino al 1988 Mondadori pubblica Topolino. Oggi ci pensa Disney Italia, con una robusta scuola di disegnatori nostrani: ed ecco gli originali di Massimo De Vita e Giorgio Cavazzano. 
Ecco il primo Satanik (1964), dell'Editoriale Corno, che importerà l'Uomo Ragno e i supereroi di Stan Lee, e pubblicherà la rivista Eureka, dove il direttore Maria Grazia Perini chiamò Bonvi con le sue Sturmtruppen. Lei lo ricorda per «la generosità, e quell'accenno malinconico in fondo agli occhi azzurri». Di nuovo in mostra. Uno strillo del 1962 annuncia: «Mistero, terrore, suspense. È uscito il fumetto del brivido: Diabolik!». E tra la cover di Grand Hotel (1946) e La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati, ecco le tavole di Lupo Alberto, che a Milano venne nel 1979, nella matita del suo creatore Silver: «Quante storie mi son venute in mente ai Giardini Montanelli, lì mi pare di stare nel bosco del mio fumetto...», dice lui. «La gag che metterei in una teca? Di sicuro la prima: Alberto rapisce Marta nel pollaio, la porta in un cespuglio, e lei: “Non possiamo continuare a vederci così”». Ecco, uno «wow», anche per il Lupo, ci sta tutto.

Non chiamatele donnine...
Max.it, home page, 10 marzo 2011

DA ANNI DISEGNA FIGURE FEMMINILI AD ALTO CONTENUTO EROTICO. A CARTOOMICS E A COMICS FOR SALE A MILANO SONO ESPOSTE LE SUE OPERE

Non chiamatele "donnine". Non credetele indifese, passive o schiave prive di desideri propri. Proprio perché sono spudorate devono incutervi timore e desiderio insieme, con un rossetto, un corpetto, un tacco, un tocco di latex, e un sorriso che ammicca, sempre. Le donne di Giovanna Casotto, 49 anni, da Desio (ma vive nel milanese da quasi quarant'anni) sono libidinose, sfacciate e vergini insieme, intatte da ogni volgarità, pure nell'abbondanza di posizioni, perversioni e tanto, tantissimo pelo.
«Mi piace e mi piace mostrarlo», chiaro il concetto? Giovanna ha disegnato per Selen, poi per Blue, mitiche riviste dell'eros a fumetti, entrambi defunte. Da un paio d'anni si dedica solo all'illustrazione, e parecchi dei suoi originali sono in mostra a Milano, in due differenti situazioni. L'esposizione Les dessous de la femme, nell'ambito del salone Cartoomics, dall'11 al 13 marzo in Fieramilanocity, racconta in un centinaio di lavori il tema dell'intimo femminile, e accanto alla Casotto vediamo 'caposaldi' dell'erotismo a vignette, come Guido Crepax, Roberto Baldazzini, Leone Frollo e Nick Guerra.
Dal 9 al 23 marzo, invece, in via Pezzotti 8, altri originali degli stessi autori sono esposti e messi in vendita insieme a opere di Andrea Pazienza, Milo Manara, Jordi Bernet, Paolo Eleuteri Serpieri.
Giovanna, le tue donne sono molto anni '50, un po' come la fantasia erotica del nostro premier...
Le mie donne sono ironiche e gioiose, danno tutto, sì, ma non chiedono niente in cambio. Anzi, chiedono la sola cosa che l'uomo non vuol più lasciarsi fare: provocare.

E tu che donna sei? Come vivi? 
Io sto in casa e non esco mai, mi vengono a trovare quattro amiche... Il mondo mi fa paura. In un'altra vita ero un albero, con le radici ben piantate.
Un'immagine un po' diversa dalle donne tutto sesso e partouze dei tuoi disegni...
C'è tutta una storia dietro. Andavo all'asilo quando i miei cugini, una di 16 anni, l'altro già maggiorenne, mi prendevano in braccio e mi toccavano lì. Lo facevano con delicatezza, e forse hanno cominciato a liberarmi dalla mia incomunicabilità. Ma tecnicamente quella era pedofilia... 
Erano parecchio strani, in effetti, come cugini... 
Ma ben compatibili con la realtà della provincia padovana. Una religiosità spietata costringeva mia nonna a lavarmi senza togliermi i vestiti, salendo con la mano da sotto gli abiti. A tutt'oggi i miei non vogliono sentir parlare del mio lavoro. Ma è un discorso che è continuato anche altrove.
Cioè? 
A 23 anni mi sono sposata e ho avuto prestissimo due figlie. Abitavo già in Lombardia, e quando le bimbe hanno affrontato le medie, a scuola alcuni genitori hanno organizzato un'assemblea spiegando alle altre famiglie che mi occupavo di disegno 'porno'. Le mie figlie erano disperate, mi portavano biglietti attaccati sul mio cruscotto, con su scritto 'troia', e mi chiedevano che vuol dire. Si erano convinte del fatto che mi prostituissi, mi supplicavano “Mamma, cambia lavoro!”.
Capisco. E i lettori, ti hanno mai confusa coi tuoi personaggi? 
Eh sì. Quando lavoravo in redazione, a Selen, mi arrivavano parecchie lettere: la gente voleva vedermi sommersa di lumache, con un biberon infilato nel sedere... Volevano comprare il mio intimo usato. Di tutto.
Tu sei perversa? Che cos'è per te l'erotismo?
È la scoperta, quella adolescenziale. Non è un'acrobazia in più, è una mutanda calata. E poi mi eccitano le chiese. Da ragazzina ero innamorata di Gesù, mi diceva mia nonna che se lo amavo lo avrei visto sorridere, quel crocifisso di legno accanto all'altare. E io, al Venerdì Santo, mi mettevo dietro a tutte per andarlo a baciare per ultima, sulla bocca.
Spesso adoperi delle modelle, le fotografi: che rapporto hai con loro? 
Mi cercano spesso su Facebook, alcune diventano amiche mie. Come la Cocca, una donna che vuole molto apparire, ma dentro è molto profonda. Con lei ho in piedi parecchi progetti, stiamo facendo un percorso insieme. Mi piace anche scrivere i suoi pensieri, metterli su carta.

Che ne pensi del neofemminismo anti-Berlusconi? 
Non è un femminismo, è un femminilismo, direi. Io c'ero in piazza il 13 febbraio: non volevamo essere uguali, volevamo essere diverse, diverse da un modello mercificato, dalle donne deturpate dal silicone. Ma comunque, sempre, desiderabili.
Giovanna Casotto è in mostra a: 
Les dessous de la femme, a cura di Stefano Bartolomei e Antonio Vianovi, presso Cartoomics, 18° salone del fumetto, dei cartoons, del collezionismo e dei video games, dall'11 al 13 marzo a Fieramilanocity - Padiglione 4 - Porta Colleoni, viale Scarampo, Milano. Orari 9,30-20, ingresso 12 euro, 8 con lo sconto scaricabile dal sito.
Comics for Sale-Fumetti in galleria, a cura di Stefano Bartolomei e Francesco Caprini, dal 9 al 23 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 18,30, presso le Grafiche Oldoni di via Pezzotti 8, Milano.

Vinci e la donna irrisolta d'oggi
Max.it, home page, 9 marzo 2011

GILLA, LA PROTAGONISTA DEI SUOI FUMETTI FA INNAMORARE MOLTI. «È SEMPRE IN CERCA DI UNA DECISIONE, QUANTE CE NE SONO COSÌ?». ESCE UN NUOVO LIBRO ED È IN MOSTRA A BOLOGNA

Alla fine ti piacciono quelle come Gilla. Pigre, sfuggenti, intelligenti. Con quella bellezza che non fa ginnastica, “morbida e immobile”, così dicono. Gilla è andata a vivere a Parigi, anzi vi è 'scappata' dall'Italia, ed è sempre in cerca di una decisione. Studiare o lavorare, crescere o non crescere? Irrisolta e complicata, coi suoi vent'anni che non fanno testo, Gilla può essere amica di Cicci, che ha sessant'anni, e andare a letto con Giorgio, che ne ha altrettanti; può parlare col fantasma di Robi, quell'amichetto scomparso adolescente che bazzica la sua soffitta. 
Può conoscere altri fantasmi, di donne che hanno fatto una fine tragica, quello di Zelda Fitzgerald, la moglie dello scrittore Francis Scott, e della marchesa Luisa Casati Amman, la collezionista che con un ghepardo al guinzaglio si aggira per una Parigi che sembra Venezia. Ad una come Gilla, se le chiedi di fare l'amore, lei è capace di risponderti «No... vado a casa... Non ho tempo... Davvero... Sono troppo occupata...». Gilla è la protagonista di Lungo la strada, la seconda parte di Gatti neri. Cani bianchi (Kappa edizioni), che la fumettista Vanna Vinci ha da poco mandato alle stampe. Cagliaritana, classe 1964, Vanna è in mostra a Bologna, fino al 10 aprile, con una personale dal titolo Sulla soglia.
Vanna, presentaci Gilla, la tua bionda flemmatica e silenziosa. 
Gilla sente che sta diventando adulta, ma non sa cosa deve fare. È bloccata e chiusa in se stessa. Non a caso i suoi spiriti-guida sono Zelda Fitzgerald e la Casati, donne che non sono riuscite ad adattarsi ai cambiamenti.
Beh, io conosco tantissime Gilla in cerca di 'nonsisaché', rapite dai mille grilli che attraversano il loro cervello, e non hanno 20 anni, ne hanno 30-35... Credi che sia "reazionario" dire che una donna che non "figlia" o non trova un affetto stabile difficilmente trova un equilibrio soddisfacente?
Le fasi di cambiamento sono difficili, per donne e uomini, e possono arrivare in tutti i momenti. Conosco Gille di settantanni, con figli adulti. È una delle condizioni dell’anima.
Credi che la condizione della donna sia così "disperata" in Italia, da meritare una quintalata di manifestazioni a difesa della sua dignità? O la giornata del 13 febbraio ti è apparsa una forzatura davanti alla scelta un po' cafona ma sempre "in voga" delle squinternate di Arcore? 
Fa un po’ ridere fare questa dichiarazione qui, e fa anche un po’ vintage anni 70: ma... io sono femminista, e forse bisogna recuperare un po’ di quella forza positiva e ribelle. Riprendersi il controllo, lucidamente. E poi ci si può anche indignare, ribellare, o anche dire solo che la situazione è caduta in un profilo bassissimo. Se non ora quando? Io rispondo “sempre e dovunque”!
Come autrice qual è la tua poetica dell'erotismo disegnato? 
Ho sempre inserito delle situazioni sessuali nelle mie storie. Il sesso è una cosa importante nella vita, come mangiare, dormire e tutto il resto. Fa parte della vita. E poi “come dice Thomas Bernhard “Il sesso è dappertutto”.
Ma per te le varie Valentina ed Eva Kant sono donne pensate "per" gli uomini o sono personaggi credibili? 
Sono creazioni artistiche, ma non pensate a tavolino. Diabolik è stato creato dalle sorelle Giussani e con la Valentina di Crepax è un fumetto molto letto dalle donne. In ogni caso un artista parla di se stesso, dei suoi universi, e nessuno può sindacare su questo. Come la Molly Bloom di Joyce... È una donna reale? No, è un meraviglioso personaggio femminile creato da un uomo.
Zelda e Luisa: perché proprio loro? Qual è la loro attualità? 
Sono spiriti guida, da non seguire, che rispecchiano lo stato d’animo della protagonista. Donne che si sono dimostrate inadatte alla vita e ai suoi cambiamenti. La loro attualità è nel fatto che sono due grandi decadute! Tema sempre attualissimo...
Vanna Vinci, Gatti neri.Cani bianchi, Lungo la strada, Kappa edizioni, Collana Mondo naif, 152 pp, 16 euro.
Vanna Vinci, Sulla soglia. Dal 4 Marzo al 10 Aprile 2011, Museo Civico Archeologico di Bologna, via dell'Archiginnasio, 2, Bologna. Ingresso 4 euro. Orari: dal martedì al venerdì, orari 9-15, sabato, domenica e festivi: 10-18.30.