lunedì 16 novembre 2009

Fumetti all'asta
Corriere della Sera Milano, pag 15, 13 novembre


Quanto vale una striscia di Corto Maltese? 8500 euro. E un Milo Manara? 6500, mentre una Valentina di Crepax è stimata 4500 euro. Sono alcune quotazioni dell'ottava asta della Little Nemo, che allo Spazio Mazzotta mette all'incanto 217 originali dei maestri del fumetto, insieme a albi da collezione, libri figurati, illustrazioni e immagini originali dei cartoni animati. In un miscuglio di cultura “alta” e “bassa” si va da Depero a Andy Warhol, da Doré a Diabolik a Tex Willer. Ma si compra per passione o per investire? “In tempo di crisi – risponde il titolare della Little Nemo, Sergio Pignatone – aumentano i collezionisti che comprano per rivendere. I grandi come Manara e Pratt hanno raddoppiato le loro quotazioni nel giro di due anni”. Il pezzo forte fra i fumetti è un Thor disegnato da Jack Kirby: base d'asta 7500, stima 16mila euro. Fra gli altri originali di Toppi, Galeppini, Bonvi, Jacovitti. La chicca sono Le avventure di Topolino, pubblicate nel 1933 da Frassinelli: alla traduzione collaborò lo scrittore Cesare Pavese.

venerdì 13 novembre 2009

Il diario di Emily
Max.it, home page 9 novembre

L’abbiamo incollata sui muri, indossata sulle t-shirt… Ma chi conosce la sua storia? Emily the Strange, il personaggio di controcultura creato nel 1991 per un’azienda di skateboard, oggi si racconta in un libro, Giorni perduti (magazzini Salani): 270 pagine lanciate da un trailer su YouTube. Il disegnatore originale di Emily, lo skater californiano Rob Reger, illustra il diario di questa goth tredicenne alle prese con un’amnesia che l’ha lasciata completamente senza ricordi. Tutto ciò che sa è che le piacciono i gatti neri, e che il modo migliore per trovare un lavoro è entrare in un caffè e chiedere da mangiare gratis.

sabato 7 novembre 2009

Ho un Van Gogh nell'iPhone
Max.it, home page 4 novembre

“Ho una mail di Van Gogh nell'iPhone”. Chi ha voglia di vantarsi di una simile corrispondenza può scaricare in inglese fino a 820 lettere che l'artista inviò ad amici, parenti e soprattuto al fratello Theo. Basta entrare nell'iTunes App Store e sfruttare l'applicazione Yours, Vincent, offerta gratuitamente dal Van Gogh Museum, per scoprire che l'olandese scriveva “sketch-letters”, accompagnando il testo delle sue missive con disegni a china, per illustrare le tappe del suo lavoro, che non era, come accreditato dalla sua fama di folle, un dipingere “di getto”, ma procedeva attraverso studi e prove meticolose. Tutte le 902 lettere di Van Gogh sono comunque scaricabili dal sito del museo, mentre nella sede di Amsterdam sono in mostra fino al 3 gennaio 120 originali: Van Gogh letters. The artist speaks comprende anche una selezione di quadri e disegni, per un totale di 300 opere.

giovedì 5 novembre 2009

Il segno crudele del mite Toppi
Corriere della Sera Milano, p27, 4 novembre


Sergio Toppi ha 77 anni, un fisico sottile, un carattere amabile. Si arrabbia un po' se lo chiamano “maestro”. “Non mi piace. Nemmeno “artista” mi piace. Faccio il mio lavoro, spero dignitosamente”. In realtà Toppi è autore celebratissimo. “Ecco, autore va bene”. Il 29 ottobre a Lucca Toppi ha ricevuto dal ministero della Cultura il “Comics Day Anno Zero”, il primo premio che un “fumettista” riceve dalla Repubblica Italiana. La motivazione Toppi non la conosce, forse lo farebbe arrabbiare: Al maestro Sergio Toppi per il suo impegno artistico e creativo, e per l’impulso dato alla promozione della cultura del fumetto in Italia e all’estero. L'uomo Toppi è laconico e riservato, tanto quanto la sua tavola è debordante, piena di segni, quasi fiaccata da pennino e pennarello. Gli originali dell'autore milanese sono esposti al Chiostro di Voltorre (Varese), dal 6 novembre al 31 dicembre, con la mostra Sergio Toppi. Il segno della storia: una selezione di 187 opere fra migliaia di tavole e illustrazioni realizzate in quarant'anni di fumetti: dal Corriere dei Piccoli a Alter Alter, dal Sgt. Kirk a Corto Maltese, alle pagine del Giornalino.
Toppi vuol dire armi, soldati, violenza. Quella conosciuta a 12 anni, durante la guerra partigiana, nelle valli dell'Ossola, dov'era sfollato da Milano. “Ci colpivano gli alleati, quegli americani di colore, che avevamo visto solo al cinema, ci apparivano come marziani, ricchi e potenti”. Nell'esposizione di Voltorre c'è la natura di Toppi, gigante, a dominare uomini piccini, come nelle tavole di Warramunga. E c'è lo scontro fra popoli, la cattiveria, la crudeltà degli uomini. Invece Toppi è un uomo mite: in qualche modo è ancora il bambino che andava al cinema di via Giovanni da Milano. “La cassiera mi faceva entrare quando c'erano i topolini: li chiamavamo così gli intervalli animati”. Toppi e Milano, un film che continua.


1969. Piazza Fontana. Io non c'ero
IO DONNA, 31 ottobre, pp 96-100

Piazza Fontana, 40 anni fa. 12 dicembre 1969. A Milano, alle 16:37, una bomba devasta la Banca dell'Agricoltura. Diciassette morti, 88 feriti. Quarant'anni dopo nessuna condanna, nessuna verità. Oggi quella storia ritorna narrata a fumetti, in Piazza Fontana (Becco Giallo), di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio. Dentro c'è la Milano di ieri e di oggi: Porta Venezia, la Torre Velasca, il tram 23 che sfila tra la banca e l'Arcivescovado. Luoghi che in pagina ci appaiono deserti, spopolati. La china di Fenoglio non indugia e non accattiva. Secca, morbida eppure tagliente, racconta, dettaglia i funerali in piazza Duomo, la morte di Pinelli, l'arresto di Valpreda; i neonazisti di Ordine Nuovo e i depistaggi dei Servizi segreti. Ritrae le famiglie delle vittime, estenuate da un processo che si sposta da Roma a Catanzaro, a Bari, a Milano per chiudersi a Roma nel 2005: assolti gli imputati della pista “nera”, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Franco Freda e Giovanni Ventura sono ritenuti colpevoli ma non più condannabili, in quanto assolti in via definitiva vent'anni prima. Francesca Dendena, figlia di Pietro, commerciante, morto nella strage, allora aveva 17 anni. Fortunato Zinni, sindaco di Bresso, ne aveva 28, era un impiegato della banca: se l'è cavata perché poco prima dell'esplosione lo hanno convocato al piano di sopra. Sono tornati, sono ancora qui, per combattere e gridare anche da muti. In un fumetto che a dire il vero è un libro importante.

venerdì 30 ottobre 2009

Lucca Comics, un mondo di fumetti
Corriere.it, home page 29 ottobre

Non ci andavo da dieci anni a Lucca Comics, il salone del fumetto da un po' di tempo è anche mostra-mercato di giochi, cards e videogiochi. Per i "comici", come li chiamano là storpiando ironicamente la traduzione americana di "fumetti", è l'evento dell'anno. Una città di 80mila abitanti è stata invasa la scorsa edizione da 130mila visitatori - quest'anno si prevede saranno ancora di più. Lucca è grande, ricca, sterminata. E' la ribalta dove gli autori esordienti cercano il contatto giusto, quelli giovani l'affermazione, quelli affermati la consacrazione. E all'età di Sergio Toppi, classe 1932, possono ancora capitare delle sorprese, come quella di ricevere il primo premio che un ministro della Repubblica tributa all'arte di un fumettista: Sandro Bondi lo ha insignito del Comics Day Anno Zero, facendone il perfetto ambasciatore della scuola italiana all'estero. Per comprendere la grandezza di Toppi, che ha lavorato per Il Giornalino, il Corriere dei Piccoli, Corto Maltese, insomma le più grandi riviste del dopoguerra, basta guardare un paio delle sue cose nella gallery che ho preparato per il Corriere.it.

ASTERIX, 50 ANNI D'ORO
Max.it, home page 28 ottobre

Quanta felicità, quanto ottimismo c'è in Asterix. C'è un velo di sciovinismo, nella storia di questi galli che resistono intrepidi contro i romani e contro la verità storica, nel 50 a.C. Ma il fumetto di Goscinny e Uderzo ha conquistato tutto il mondo. E adesso festeggia 50 anni, con un albo-pastiche che incolla situazioni divertenti, citazioni artistiche e perfino un po' di malizia: in un paio di vignette Asterix è alle prese con guerriere sexyssime, spogliatelle e un pochino dominatrici. E' stato divertente leggerlo in anteprima e godere della prefazione incazzosissima di Goscinny e dei riferimenti espliciti al fascismo, nelle tavole in cui Giulio Cesare fa recapitare ad Asterix un'anfora di olio di ricino.

martedì 27 ottobre 2009

Mi chiamo G
Corriere della Sera Milano, pag 9, 26 ottobre

Le mani di Gaber. Le smorfie, le moven­ze, gli ammicchi. Gesti e pose di una figura resa familiare dalla tv e dal teatro, e che oggi riappare in forma di fumetto, in un libro, G&G (ReNoir Comics), che è un lungo omaggio al cantautore milanese. E mi­lanesi sono gli autori: Davide Barzi ai testi e Sergio Gerasi ai disegni. La storia si svolge nel gennaio 2003, nei giorni a ridosso della morte di Gaber. Il prota­gonista è G, un bambino figlio di genitori ricchi, egoisti e indifferenti, che racconta di aver cono­sciuto un altro G, «un signore buffo», che all'im­provviso gli appare e lo conduce nel suo mon­do, lo incanta con i suoi racconti e lo fa riflet­tere. Mamma e papà, preoccupati, consultano più di un medico, ma la diagnosi è sempre la stessa: il bambino sta benissimo, il gioco, la fantasia, sono una cosa normale.

Nel fumetto in bianco e nero spicca un solo colore: è quello degli «stivaletti gialli», che Ga­ber indicava come distintivo di una contesta­zione che si era fatta moda, nella canzone «Polli di allevamento». Quegli stessi stivaletti di cui alla fine G decide di liberarsi, insieme ai compagni e alla maestra. E il testo di «Non in­segnate ai bambini» chiude il fumetto così co­me l'opera di Gaber, che nella sua ultima can­zone ammoniva. Ricorda Ombretta Colli, che quella canzone suo marito “l'aveva scritta pensando ai suoi nipoti, al loro futuro”. Ma G&G racconta il Gaber che insieme a Sandro Luporini, a partire dal 1970, crea l'avventura del Teatro Canzone. “Era la sola cosa che gli interessava fare: lo aveva capito dopo una lunga tournée con Mina: gli era finita la voglia di fare la star televisiva. Ogni volta due parole con la conduttrice e poi se ne andava. Per lui non aveva più senso, così come i soldi, il successo: gli erano indifferenti”.

lunedì 26 ottobre 2009

Pezzulli

Contano eccome i "pezzulli". Per il lettore sono indicazioni spesso preziose - e in gergo giornalistico si chiama proprio "freccia" la notiziola con un'immagine. Per il collaboratore sono la testimonianza che la redazione non si dimentica di te; per il giornale un modo per riempire la pagina in maniera non banale. Ecco allora l'incontro con un fumettista che legge le sue cose accompagnato da una band in sottofondo. "Curioso quel Gipi, ah ma è quello che fa i cartoni nella sigla dei programma della Bignardi!". Poi lo vai a sentire e scopri un mondo magico, selvaggio e familiare al tempo stesso, fatto di amici persi nell'infanzia, oppure ritrovati, alle prese con intrugli improbabili e droghe artigianali.

Ed ecco invece la vernice di una mostra. In zona Brera c'è una galleria, la Nuages, nascosta in fondo a un porticato. "Ah ma questo è Franco Matticchio, mi piacevano i suoi disegni su Linus!", esclama un visitatore. E scopre che quell'artista timido e gentile ha inventato tutto un mondo in punta di pennino, che va molto al di là delle illustrazioni per le riviste, fino al racconto di una fantasia, una bambina che fugge, corre, fra elefanti e aerei, sul ramo di un albero, saltando fra due palazzi, fino a un finale sorprendente.

Ma ecco che un'altra mostra celebra i 45
anni di Mafalda e la passione del suo creatore, Quino, per la musica, ascoltata all'Opéra, piuttosto che alla Scala di Milano, città dove l'argentino ha vissuto a lungo. Una mostra piccina, 35 pannelli, quella presso l'Associazione Amici del Loggione, Ma sufficiente per sapere che Mafalda si affeziona ai Beatles, sicché Manolito le domanda: «Com'è possibile che ti piacciano se non capisci cosa dicono?». E lei: «E allora? A mezza umanità piacciono i cani e nessuno sa cosa vuole dire "bau"!».


E poi c'è la spigolatura, l'aneddoto. L'assessore alla Cultura annuncia che Milano dedicherà un parco al papà di Tex Willer, Gian Luigi Bonelli. "Non vedo l'ora di sentirmi un po' Tiger Jack", si sorprende a pensare il 45enne, "vado a nascondermi dietro la siepe del parco Bonelli, a giocare a nascondino con mio figlio". Perché in fondo i fumetti servono anche a questo: sono una delle tante "cornici stabili" della nostra vita, uno di quei mondi che nessuno ti può levare, perché stanno nella fantasia. E dove, ogni tanto, rifugiarsi e lasciarsi coccolare.